D’écolage 1In francese, écolage significa addestramento mentre décolage sta ad indicare il decollo. Lacan gioca con l’assonanza tra école-scuola, colle-colla, écolé-scollato.

Jacques Lacan

Eccomi l’uomo pieno di lettere.

Il mio compagno Drieu, invece, era o si credeva, l’uomo pieno di donne, al punto da farne il titolo di uno dei suoi romanzi.2Pierre Drieu La Rochelle, L’uomo pieno di donne, Passigli Editore, 1995

Titolo con cui mi denominarono i miei colleghi della sala medici – mentre ne avevo solo due (donne) come tutti, a occuparsi di me, e discretamente, vi chiedo di crederlo.

Queste lettere, le ho prese sul serio. Voglio dire: le ho prese una per una, come si fa con le donne, e ho fatto la mia lista.

Sono venuto a capo di questo mucchio.

Ci sono persone che si lamentano che le ho dimenticate. È possibile. Che si rivolgano a Gloria.

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Ho colpito nel segno 3In francese “taper dans le mille”. In seguito il termine è ripreso come numero indicante i membri e che qui è stato tradotto “questi”. e anche di più. Ma tra questi bisogna mettere una differenza. Poiché gli uni hanno da fare il lutto di una Scuola di cui gli altri non sanno che farsene. Il lutto è un lavoro, è quello che si legge in Freud. È quello che domando a coloro che, della Scuola, vogliono restare con me per la Cause freudienne.

A costoro ho scritto una lettera proprio ieri sera. La riceveranno.

Ecco quello che dico loro:

Delenda est. Ho fatto il passo di dirlo, pertanto irreversibile. Come dimostra il fatto che a ritornarci si resta solo invischiati – in cui ho meno fatto Scuola … che colla.

Dissolta, lo è, a causa del mio detto. Manca che lo sia anche con il vostro

Altrimenti la sigla che prendete da me – EFP – cade nelle mani di falsari dimostrati.

Sventare questa manovra spetta a coloro della Scuola che riunisco questo sabato. Che mi si creda: non ammetterò nessuno a scorrazzare nella Cause freudienne, se non seriamente d’écolé.

Ho firmato questo ieri, il 10 marzo.

D’altro canto è colpa di Freud, di aver lasciato gli analisti senza ricorso, e peraltro senz’altro bisogno che quello di organizzarsi.

Io ho tentato di ispirare loro un’altra voglia, quella di ex-sistere. Qui sono riuscito. Lo si vede dalle precauzioni con cui si contorce il ritorno allo schema.

Il che non è vero per tutti, poiché ce n’è abbastanza per seguire la strada che spiano, che sussistono di un legame sociale mai uscito fino ad oggi. 

Cos’altro dà prova della mia formazione se non accompagnarmi in questo lavoro, giacché lo è, della dissoluzione?

Ora devono contarsi.

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Vengo ora agli altri, che questo lavoro non devono farlo, poiché non sono stati della mia Scuola – senza che si possa dire che non ne siano stati intossicati.

Con loro, senza indugio, avvio la Cause freudienne – e ripristino a loro favore l’organo di base ripreso dalla fondazione della Scuola, cioè il cartello, di cui, fatta l’esperienza, affino la formalizzazione.

In primo luogo – Quattro si scelgono, per portare avanti un lavoro che deve avere il suo prodotto. Preciso: prodotto proprio di ciascuno, e non collettivo.

Secondo – La congiunzione dei quattro si fa attorno a un Più-Uno il quale, se è qualunque, deve essere qualcuno. Onere suo di vigilare agli effetti interni all’impresa, e di provocarne l’elaborazione.

Terzo – Per prevenire l’effetto di colla, si deve fare permutazione, al termine fissato di un anno, massimo due.

Quarto – Nessun progresso è da attendere, se non una messa a cielo aperto periodica dei risultati e delle crisi del lavoro.

Quinto – L’estrazione a sorte garantirà il rinnovamento regolare dei parametri creati allo scopo di vettorializzare l’insieme. 

La Cause freudienne non è Scuola ma Campo – in cui ciascuno avrà modo di dimostrare quello che fa del sapere che l’esperienza deposita.

Campo che quelli dell’École freudienne de Paris raggiungeranno non appena si saranno alleggeriti di ciò che ora li ingombra più di me.

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Accorcio qui la messa a punto necessaria alla messa in opera.

Giacché bisogna che termini sul malinteso, delle donne che ho detto al mio ultimo seminario non essere private del godimento fallico.

Mi si attribuisce di pensare che sono degli uomini. Vi chiedo un poco.

Il godimento fallico non le avvicina agli uomini, piuttosto le allontana da loro, poiché questo godimento è ostacolo a ciò che le abbina al sessuato dell’altra specie.

Questa volta prevengo il malinteso, sottolineando che non significa che non possano avere, con uno solo, scelto da loro, la soddisfazione vera e propria – fallica.

Soddisfazione che si colloca con la loro pancia. Ma in quanto risponde alla parola dell’uomo.

Per questo è necessario che sia fortunata. Che si imbatta nell’uomo che le parla secondo il suo, di lei, fantasma fondamentale.

Talvolta ne trae effetto d’amore, di desiderio sempre.

Non capita così spesso. E quando capita, non fa comunque rapporto, scritto, cioè sancito nel reale.

Di quello che ho chiamato il non-rapporto, Freud aveva l’idea, nonostante la sua riduzione del genitale al fatto della riproduzione.

Non è, infatti, quello che egli articola della differenza tra la pulsione che dice fallica e quella che sostiene sussista del genitale?

Ne avrebbe intravisto il dualismo senza l’esperienza, in cui era, della psicoanalisi?

Il godimento fallico è appunto quello che consuma l’analizzante.

Ecco. Vi lascio.

Mi piacerebbe che mi facciano delle domande. Che me le facciano per iscritto. Che me le inviino. Vi risponderò la settimana prossima, se ne valgono la pena.

La settimana prossima, inoltre, vi dirò come lavora la dissoluzione.

11 marzo 1980

Traduzione: Adele Succetti

Note   [ + ]

1. In francese, écolage significa addestramento mentre décolage sta ad indicare il decollo. Lacan gioca con l’assonanza tra école-scuola, colle-colla, écolé-scollato.
2. Pierre Drieu La Rochelle, L’uomo pieno di donne, Passigli Editore, 1995
3. In francese “taper dans le mille”. In seguito il termine è ripreso come numero indicante i membri e che qui è stato tradotto “questi”.

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