Paz Chaiat1Articolo pubblicato in 4+one – n°11 – July/Juillet 2019.

Durante il suo corso “Il parlessere e la passe2Il corso, tratto dal seminario “Choses de finesse en psychanalyse”, è stato dato da Jacques-Alain Miller il 21/01/2009., Miller ha indicato che Lacan ha provato una crescente urgenza di fornire una dottrina sulla fine dell’analisi. Intendo questa urgenza in relazione all’Altro che lo richiede da lui e questo è quello che lo spinge a farlo. Per me, quando è arrivato il momento di scrivere, con i fogli di scadenza per questo incontro, mi sono imbattuta in una modalità paralizzante. Questo è stato il contrario rispetto alla mia passione di scrivere durante gli iniziali incontri del cartello. Probabilmente la mia modalità paralizzante era legata alla passione – in lingua ebraica queste due parole contengono delle lettere simili (paralizzante = “shituk”; passione = “tshuka”). Poi ho pensato all’urgenza come alla sorella del rinvio fastidioso che è giunto a me. L’atto comparato all’evitare.

Mi sono trovata a pensare all’urgenza come a un divario nel tempo, come un incontro del Reale traumatico. Quando qualcosa è urgente, è più facile illustrare la soggettività del tempo, perché anche pochi secondi possono essere sperimentati come un buco nero senza fine. Nella psicosi, si sostiene che l’illusione è come una toppa cucita sopra il buco. Mi stavo chiedendo sulla cucitura di una particolare soluzione per sostenere un momento urgente. Come possiamo attendere in un modo che sia al di là di un semplice tappare il buco? Come possiamo trasformare la sofferenza (in ebraico sofferenza = “Sevel”) della pazienza (pazienza = “Savlanut”), in qualcosa meno passivo (passivo = “Savil”), e portare il soggetto al presente? Come possiamo farci qualcosa con il gap aperto tra “il prima” e “il dopo”? Forse il senso è di farci conoscere il sintomo, ed essere familiari con qualcosa lì dentro. Di aggiungere un po’ di senso simbolico per usare l’urgenza nell’atto soggettivo oppure in una nuova scoperta. Questo significa usare l’urgenza in qualcosa d’altro che per una soddisfazione immediata – nemmeno nella chiusura ermetica dell’impossibile che è emerso e nel respingerlo all’omeostasi.

Ho pensato ora alla “Passe” come a un’opzione di cucire il divario tra “il prima” e “il dopo”, il divario che fa parte di ogni momento urgente. Forse è come una soluzione alla fine dell’analisi – quando finalmente qualcuno sa di fare qualcosa con la sua urgenza, di cucirci sopra la Passe. Miller ha usato l’espressione “ritornare alla fine dell’analisi”. Questo contiene un paradosso dialettico di ritornare alla fine. Provando a lavorare con questo paradosso, ho pensato a questo come a una spartizione in diverse “fini”, al posto di una sola fine. Ultimamente stavo aspettando un weekend specifico, ma alla fine non è venuto fuori come volevo. Un amico mi ha detto: “ci saranno altri weekend”. Credere nel di più significa arrendersi all’illusione Immaginaria e alla divisione Simbolica. Forse questa credenza è necessaria per rendere possibile il sostenere l’impossibile dell’urgenza, anche solo per un momento. Questo tipo di credenza può ridurre il livello d’ansia, in modo da iniziare ad imparare come fare e come maneggiare il buco dell’urgenza.

Traduzione di Sylwia Dzienisz

Note   [ + ]

1. Articolo pubblicato in 4+one – n°11 – July/Juillet 2019.
2. Il corso, tratto dal seminario “Choses de finesse en psychanalyse”, è stato dato da Jacques-Alain Miller il 21/01/2009.

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