Fabian Fajnwaks1Membro dell’École de la Cause freudienne, che è stato anche Analista della Scuola (AE).

Il buco nel sapere

I cartelli non esistevano nella Buenos Aires della fine degli anni ’80, quando avevo cominciato a formarmi nella psicoanalisi. Si faceva la propria formazione nella propria analisi e nel controllo, e anche nei groupos de estudio, piccoli gruppi di 6-7 persone riunite attorno a uno psicoanalista più o meno noto, che spiegava la teoria e faceva leggere dei testi di Freud e di Lacan che, in seguito, erano commentati e analizzati in gruppo. Il geniale Oscar Masotta, che ha introdotto l’insegnamento di Lacan in Argentina, aveva persino redatto un programma di studi formidabile, strutturato attorno ai concetti principali della psicoanalisi (L’Inconscio, il Fallo, la Compulsione alla ripetizione) con dei testi di Freud e di Lacan per spiegare ogni concetto. Questo programma circolava tra quei gruppi.

Lo sviluppo del Movimiento hacia la Escuela, stimolato da Jacques-Alain Miller in quegli anni, che è sfociato nella creazione della Escuela de la Orientación Lacaniana nel 1992, ha lanciato l’offerta di lavorare in cartello. Qui si trattava di qualcos’altro: di lavorare con dei pari anzitutto su temi che ci interrogavano, non più per “formarci” effettivamente, ma per mettere i nostri interrogativi al lavoro. Il modo di procedere era, quindi, diverso poiché, invece di accumulare conoscenze, letture e sapere, anche se psicoanalitici, si trattava piuttosto di interrogare la teoria a partire da quello che non si sapeva. Questo presupponeva, ovvio, di considerare quello che si sapeva già e di avanzare verso un punto di incertezza, verso un buco nel sapere, il quale, per poter essere situato in modo corretto, richiedeva la messa a punto di quello che si sapeva.

Il sçavoir decifrato per lavorare in cartello

Il lavoro in cartello in quegli anni in cui mi dicevo ancora “in formazione”, non ha fatto che decompletare quello che credevo dovesse essere un accumulo di sapere e di letture, e mi ha precipitato a confrontarmi e ad accettare davanti a dei pari quello che non sapevo. Il sçavoir all’epoca era ancora un vettore che strutturava la mia vita, soprattutto perché il Superio mi imponeva di dare delle prove di questo sçavoir. Parola vuota più pulsione scopica, sapere svuotato della sua sostanza, combinato con una compulsione a dare da vedere quello che credevo di sapere erano i motori pulsionali che nutrivano una soddisfazione da me stesso (appena) ignorata…. Sogni a ripetizione in cui mi trovavo nudo di fronte a un’assemblea in un anfiteatro o in una sala-conferenza cifravano nell’inconscio questa soddisfazione, e la decifrazione di questi sogni in analisi mi ha permesso di constatare quello che vi si godeva. Il mio rapporto con il sapere è cambiato individuando quanto domandassi lo sguardo dell’Altro attraverso il “sapere”, che non era che una povera esca per farmi vedere, e amare dall’Altro della domanda. Il sapere ha guadagnato in autenticità, prima era un richiamo (leurre) e per questo “mentitore”.

Il cartello è stato uno dei luoghi in cui questo rapporto con il non-sapere ha potuto essere messo al lavoro per permettere che un vero sapere si depositasse, permettendomi di esporre veramente il suo prodotto, sotto forma di casi clinici o di testi presentati in alcune Giornate dell’École. Oggi constato che questo stesso rapporto con il non-sapere, al quale ho acconsentito nell’analisi, abbandonando definitivamente l’Ideale di voler “sapere tutto”, ha accompagnato la mia decisione di presentarmi alla passe e ha strutturato, da allora, le mie diverse testimonianze di passe.

Articolo pubblicato su: http://ecf-cartello.fr/2018/09/26/le-cartel-pas-sans-lanalyse/

Traduzione di Adele Succetti

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1. Membro dell’École de la Cause freudienne, che è stato anche Analista della Scuola (AE).

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