Manuela Simone 

 “Addictus (participio passato di addicere = assegnare)indica nel diritto romano arcaico il debitore insolvente contro il quale, in forza della condanna a una somma di denaro o della confessione di un debito analogo o di altre cause equiparate, il creditore abbia agito con la manus iniectio. L’addictus rimane libero e cittadino, salvo che è trattenuto in catene presso il creditore: dopo sessanta giorni, se nessuno si presenta a negare il buon fondamento della manus iniectio o a pagare per lui, potrà essere venduto schiavo di là dal Tevere o messo a morte. Lo stesso nome si dava all’uomo libero punito per furto flagrante.” (Enciclopedia Treccani)

Il debito primordiale dell’uomo è con il linguaggio. Ogni soggetto, assoggettandosi al linguaggio che lo precede, può rappresentarsi di fronte all’intero ordine simbolico, a partire dal fatto che il significante linguistico rappresenta un soggetto per un altro significante. Per farsi rappresentare il soggetto prende in prestito un significante dall’insieme del linguaggio e si viene a trovare di conseguenza in uno stato di debito con il linguaggio di un significante, un debito impagabile, sede di un buco originario, posto del soggetto in quanto mancanza-a-essere, luogo del desiderio. Il soggetto è soggetto a un debito simbolico, che deriva dalla sua inscrizione in questo stesso ordine del linguaggio. Lacan fin dallo scritto sulla cosa freudiana del ‘55 parla di un debito simbolico di cui il soggetto è responsabile come soggetto della parola.

Le coordinate legge-godimento ci orientano sulla questione “Addictions”: la legge simbolica che prescrive al soggetto il pagamento del suo debito costante, mentre il principio di piacere che regola l’inconscio mira al godimento e tende quindi al non pagamento. La rinuncia al godimento è il prezzo necessario per rimanere nell’ordine sociale, come ci ha insegnato Freud nel disagio della civiltà. Con questa impasse il soggetto si trova a fare i conti ogni giorno, oscillando sul litorale fra legge e godimento. Da questo movimento deriverà la sua costruzione sintomatica: da una parte spinto all’accesso diretto a godimenti senza limiti, irrinunciabili, compulsivi, condizione di esclusione dell’altro, addirittura fino a mettere a rischio la propria vita. Dall’altra parte verso costruzioni sinthomatiche capaci di organizzare un possibile legame sociale, in connessione con il desiderio dell’altro.


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