Se c’è un orientamento lacaniano, è perché non c’è nessun dogma lacaniano, nessuna tesi che potesse dare luogo a un alfabeto, breviario, compendio dogmatico. Soltanto c’è una conversazione continua con i testi fondanti dell’evento Freud, un midrash perpetuo che incessantemente confronta l’esperienza alla trama significante che la struttura.

Jacques-Alain Miller1J-A Miller, « Entretien à propos de l’établissement du Séminaire de Lacan », Le bloc-notes de la psychanalyse, n. 4, Genève, 1984.

Intervento fatto alla I Giornata Nazionale dei cartelli della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, che si è tenuta il 28 marzo 2021. 

Il cartello è una porta d’entrata per lo studio della psicoanalisi che si apre sulla Scuola. Lacan legava la sua scelta del significante cartello alla parola italiana cardo, che significa il cardine di una porta. Il che vuol dire che l’apertura, la sorpresa e la scoperta sono all’orizzonte di questo dispositivo analitico.

Il “Cardine”, ecco il punto di partenza. Si tratta di un umile sistema che permette aprire e chiudere, qualcosa che consente il movimento: il cartello permette che qualcosa venga articolato, che tiene insieme e al contempo separa. Una via che fa apertura, avente un rapporto con il nodo e dai vuoti che questo indica, di cui Lacan parla in RSI, opposto al gruppo ma innegabilmente ad esso intrecciato: “La partenza di ogni nodo sociale si costituisce, io dico, dal non -rapporto sessuale come buco. Non c’è due: almeno tre e quel che voglio dire è che anche se non foste che tre, questo farà quattro. La “più una “sarà comunque lì, anche se non foste che tre”.2J. Lacan, Il Seminario XXII, R.S.I., (1974-1975), lezione 15 aprile 1975, inedito.

Si tratta non soltanto di un’esperienza di studio e di ricerca ma anche una modalità singolare di rapporto al sapere e allo scambio che si produce quando si parte da un insieme vuoto.

Grazie a un buco di sapere che si crea all’interno di un Cartello, i testi studiati diventano mobili, vivi, aperti alla novità e alla sorpresa, attraverso il desiderio dei suoi cartellizzanti.

Del proprio cartello si può scrivere? …Si, e a dimostrarlo sono i tanti testi depositati e donati da ciascun cartellizzante alla Scuola.

Non sempre si scrive alla fine di un cartello, alle volte rimangono pezzi scritti per discutere con gli altri cartellizzanti in uno degli incontri di Cartello. Alle volte il lavoro del cartello si presenta al pubblico fuori della cerchia stretta del Cartello e della Scuola, altre volte, produce degli scritti che si annodano in un volume.

Il cartello può essere dunque anche un incontro di testi che possono conversare tra loro, favorendo lo sviluppo e il progresso del discorso analitico e sottraendolo alle prese rigide del dogma.

La sorpresa è anche aprire uno spazio nuovo dove lo scritto possa tornare nel dire, in una conversazione con un altro scritto di un altro autore.

Si tratta di una scommessa. La scommessa di questo progetto che insieme alla Segreteria Nazionale dei Cartelli Vi proponiamo.

Il lavoro che intendiamo portare avanti comporta l’inserire un taglio trasversale e sincronico nella temporalità diacronica dello sviluppo di ogni cartello. Questo taglio, operato dallo scritto contingente proposto da un cartellizzante, potrebbe aprire (anche sull’asse della sincronia di un altro cartello) a una conversazione con un altro scritto di un altro cartellizzante. Per portare avanti questo progetto, scommettiamo sulle risonanze tra gli scritti di diversi cartelli, dove si possa produrre una rottura tra sapere e senso. Una risonanza – con ciò che comporta di fuori senso o di enigmatico – tra i significanti di una elaborazione di sapere, forse potrebbe bucare un certo sapere consolidato e far sorgere (dal buco) un sapere nuovo?

Testo redatto da un cartello composto da: Sylwia Dzienisz, Valentina Lucia La Rosa, Silvia Cimarelli, Carla Antonucci, Più Uno: Isabel Capelli

Note

Note
1 J-A Miller, « Entretien à propos de l’établissement du Séminaire de Lacan », Le bloc-notes de la psychanalyse, n. 4, Genève, 1984.
2 J. Lacan, Il Seminario XXII, R.S.I., (1974-1975), lezione 15 aprile 1975, inedito.

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