Maria Laura Tkach1Queste righe sono state indirizzate da me in quanto più uno di un cartello che ha lavorato qualche anno fa, ai partecipanti del cartello, dopo che esso ha concluso il suo lavoro.

Come in una seduta, il tempo di un cartello non è prevedibile, né programmabile. Il dispositivo in quanto tale è già preso nel simbolico, ma c’è dell’imprendibile, incalcolabile, che vi passa, senza cui nulla dell’esperienza potrebbe scriversi.

Istanti di reale che vanno colti, causando un atto, significando in questo modo ciò che altri-menti scorrerebbe solo via come acqua tra le mani. Effetti di sorpresa raggiungono tutti gli attori, anche chi l’atto si è prestato a causarlo.

Ecco poche righe scritte nel momento di concludere un’esperienza – crediamo – di cartello, di cui solo i lettori potranno dire se ne siano oppure no una testimonianza.

Quattro si scelgono e poi scelgono insieme un più uno.

Nel caso del nostro cartello, quattro donne si sono scelte e successivamente ne hanno scelto un’altra come più uno.

Un cartello fatto da donne, che lavora sul Seminario Ancora, che lavora sulla questione femminile. Ciascuna nel proprio tempo, ciascuna con i propri interrogativi, stili e fatiche; ciò non impedisce che ad ogni appuntamento si produca dell’incontro. Incontro dell’una con l’altra, di ciascuna col lavoro del cartello e con la lettera del testo.

Un cartello che dispone del Seminario pubblicato in tre diverse lingue: italiano, francese, spagnolo.

La lettura avviene parola per parola, riga per riga, una per una, soffermandocisi spesso sulle diverse traduzioni di certi vocaboli, scoprendo a volte che lo scivolamento da una lingua all’altra apporta nuove sfumature ai significati degli enunciati. A volte illuminandoli, altre rendendoli ancora più opachi.

Il femminile e la scrittura. Cosa li lega, oppure no? Bisogna dire che la questione della scrittura, della lettera, dello scritto, ci ha molto interrogato, prendendo molti dei nostri incontri.

Avevo cominciato a scrivere, ma l’incontro di ieri ha fatto sì che decidesse di iniziare un nuovo testo, che non sapevo di preciso quali vie avrebbe percorso e segnato. Ho capito che dovevo mettermi lì, lasciando che scrivendo lo scritto si producesse, lasciandomi portare da ciò che nella mia memoria si fosse depositato dell’esperienza fatta insieme a voi, per trasformarlo an-cora in lettera scritta. Dalla lettera dell’inconscio alla lettera dello scritto. Forse è per questa via che il femminile e la scrittura sono collegati. Una scrittura altra, quella che tiene conto del godimento Altro e che prova, Ancora a dirne qualcosa.

Anche ieri sera c’è stato incontro; incontro del cartello, di tutto il cartello. Nonostante due partecipanti lo abbiano mancato. Ma vi è stato incontro di cartello, giacché c’è stato, anche ieri sera, del lavoro in atto. Cogliere ciò mi ha fatto pensare che dovevo provare a scriverlo e al-lo stesso tempo mi ha dato prova di essere proprio nel tempo di concludere. Concludere il nostro cartello e, dunque, concludere ora la mia produzione scritta.

I vostri scritti, le vostre testimonianze dicono che cartello c’è stato. Fino a poco fa non lo sapevo, non lo potevo sapere; nessuna poteva. Ho scommesso, in questo cartello particolare, su una conduzione molto libera. Abbiamo dimostrato che non fosse una scommessa folle, ma che il calcolo – dell’inconscio – fosse ben fondato.

Non so se potrei tenere una lezione sulla logica del non-tutto.

Penso però che ho messo in atto, col vostro aiuto, una modalità di conduzione che tiene conto di quella logica. Averlo fatto, averlo esperito, è un insegnamento per me. Un insegnamento avvenuto in atto, che ha attraversato la carne e che perciò non mi lascia come prima.

Mille volte meglio che tenere una lezione!

Note

1 Queste righe sono state indirizzate da me in quanto più uno di un cartello che ha lavorato qualche anno fa, ai partecipanti del cartello, dopo che esso ha concluso il suo lavoro.

0 commenti

Lascia un commento