L’avvio del lavoro del cartello

We are who we are

L’identità sessuale in infanzia e adolescenza tra fiction e pratica clinica

Costruire un cartello, un’intesa che miri a finalità comuni. Siamo partiti da una discussione, da un percorso personale; un cartello non si costruisce su un argomento, ma su un desiderio. Ne è risultato un gruppo apparentemente eterogeneo: due pediatre, una psicologa di diversa formazione ed uno psicoanalista che lavora in neuropsichiatria infantile a parlare di infanzia ed adolescenza e delle proprie esperienze cliniche. La spinta è derivata dalla voglia di capire qualcosa in più del nostro lavoro, trattandolo come un significante, e cercando di leggere con parametri diversi ciò che abbiamo davanti tutti i giorni. All’inizio abbiamo discusso della fase dello specchio e della nascita dell’Io nel bambino, ma poi siamo arrivati a discutere di un aspetto particolare della costruzione dell’identità di ciascuno: la ricerca dell’identità sessuale. L’occasione l’ha offerta la visione della serie televisiva di Luca Guadagnino We are who we are; insomma dall’identità tout court all’identità sessuale nell’infanzia e adolescenza. La cronaca ci fornisce altri spunti con l’esempio di Lilie1S. Fischer, A Aubignan, une enfant transgenre obtient l’autorisation de changer de prénom à l’école, «Le Monde» (17 settembre 2020), cioè il cambiamento di sesso in un bimbo che si sente una bimba e della lotta della famiglia per avere il riconoscimento di tale cambiamento da parte delle autorità. Uno dei temi del cartello è, appunto, comprendere l’influenza della famiglia sulla scelta dell’identità sessuale.

L’American Academy of Pediatrics in un documento del 2018 ha stabilito che la scelta del sesso avviene a 4 anni, giustificando, in un certo senso, la scelta di Lilie, che ha affermato che a 4 anni avesse deciso che voleva essere una bimba e non un bimbo.

Nella serie televisiva di Luca Guadagnino, durante la III puntata, il protagonista Fraser afferma: “La febbre è un sintomo che il tuo corpo è malato, il tuo corpo è un sintomo, e se stai attenta scopri la vita vera perché dentro di te c’è una rivoluzione”. Si comprende che quel corpo parla, ma parla a chi vuole intendere, a chi decide di leggervi qualcosa. Il corpo non parla di per sé, come dice Miller: “Il corpo non parla di sua iniziativa. È sempre l’uomo che parla con il suo corpo […]. Il corpo è il suo strumento per parlare”.2J.-A.Miller, Habeas Corpus, in Associazione Mondiale di Psicoanalisi, Scilicet Le psicosi ordinarie e le altre sotto transfert, Roma, Alpes Italia, 2018, p. 12.

“Per secoli ci hanno fatto credere che siamo maschi o femmine e che i maschi fanno certe cose mentre le femmine ne fanno altre, fine della storia. Transgender invece vuol dire che puoi andare oltre queste cazzate… Dire ‘sapete che c’è? Non è semplice, non è nemmeno binario’”.

Così il protagonista di We are who we are, con in sottofondo la canzone dei Blood Orange Time will tell (Il tempo lo dirà), spiega a Caitlin, la co-protagonista teenager, il proprio punto di vista sulla realtà.

Cosa dirà questo tempo? L’adolescenza si presenta da sempre come una fase caratterizzata da una temporalità particolare. Un tempo allargato, a tratti vuoto, a tratti troppo pieno. Un tempo in cui non ci si aspetta niente o un tempo da cui ci si aspetta risposte.

L’enigma dell’adolescenza si presenta come elemento reale non omogeneizzabile con la pubertà3H. Tizio, Disagio e desiderio nell’infanzia e nell’adolescenza, «Attualità lacaniana. Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi», n. 13 “Il tempo adolescente”, 2011, pp. 9-18.. Tizio considera la pubertà come un’impasse, un momento in cui il soggetto cerca modalità di godimento che lo preparino per il domani:

“L’adolescente si trova a fare i conti con un reale pulsionale, ormonale, che lo spinge a chiedersi ‘come si fa?’  senza, tuttavia, potersi dare una risposta immediata, essendo la risposta insita nell’esperienza che dovrà fare. Bisogna pensare l’adolescente come un artigiano, uno che fa bricolage […]. È un momento di invenzione, di flessibilità”.

Di fronte al non-sapere della pubertà fioriscono le teorie sessuali.

L’adolescente cerca la risposta alla domanda ‘chi sono?’ nella sessualità; questo momento di scoperta e di flessibilità coinvolge soprattutto la sfera dell’identità di genere.

Caitlin e Fraser sono alla ricerca della loro identità, si confrontano e sperimentano la loro sessualità attraverso l’immaginario e il simbolico del loro corpo, tagliando i capelli e mettendosi la barba finta per essere “un po’ uomo” o mettendosi lo smalto per essere “un po’ donna”.

La serie tv di Guadagnino mira proprio a descrivere la cosiddetta ‘fluidità dell’adolescenza’. Ma in cosa consiste questa fluidità?

L’adolescente chiede contemporaneamente due cose incompatibili: essere capito, compreso, accolto e riconosciuto e non essere capito, non essere accolto e non essere riconosciuto. Vuole che gli si dica di sì ma, nello stesso tempo, egli rilutta al fatto che questo consenso possa prendere la forma di una comprensione che lo privi del suo segreto.  Infatti, il motivo per cui l’adolescente vuole essere riconosciuto è un motivo che può essere saputo soltanto da lui e deve essere avvertito da tutti gli altri come riconoscibile solo da lui4A. Brandalise e E. Macola, L’estro e gli estri, affermazione e negazione del soggetto adolescente, «Attualità lacaniana. Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi», n. 13 “Il tempo adolescente”, 2011, pp. 31-50..

Questa è stata sempre ed è la fluidità dell’adolescenza, ma oggi essa si riversa anche nell’ambito di genere.

Non sono più solo il maschile e il femminile a definire la propria identità di genere, ma c’è un terzo genere, un’area vissuta da protagonisti o da osservatori da parte degli adolescenti. Essere gender-fluid vuol dire sentirsi rappresentati da entrambi   o da nessuno dei generi binari, è il rifiuto dell’appartenenza rigida all’uno o all’altro, è il non volere delle etichette, delle categorie. Ma, in fin dei conti, dire di essere gender-fluid non è creare un’ulteriore categoria, un’ulteriore etichetta per il bisogno innato di appartenenza?

Sarebbe interessante se si potesse discuterne con il regista Luca Guadagnino; non siamo riusciti a contattarlo, ma un posto nel cartello c’è anche per lui. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma il bello del cartello è proprio quello: si sa da dove si inizia ma non dove si arriverà…

Non c’è un punto di arrivo in un cartello ma tanti punti di partenza e, come dicono i protagonisti della serie, Time will tell.

Il cartello è composto da Maria Majorana pediatra, Federica Santaniello pediatra, Annarita Di Sarno psicologa e Alfonso Leo psicoanalista.

Note

Note
1 S. Fischer, A Aubignan, une enfant transgenre obtient l’autorisation de changer de prénom à l’école, «Le Monde» (17 settembre 2020)
2 J.-A.Miller, Habeas Corpus, in Associazione Mondiale di Psicoanalisi, Scilicet Le psicosi ordinarie e le altre sotto transfert, Roma, Alpes Italia, 2018, p. 12.
3 H. Tizio, Disagio e desiderio nell’infanzia e nell’adolescenza, «Attualità lacaniana. Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi», n. 13 “Il tempo adolescente”, 2011, pp. 9-18.
4 A. Brandalise e E. Macola, L’estro e gli estri, affermazione e negazione del soggetto adolescente, «Attualità lacaniana. Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi», n. 13 “Il tempo adolescente”, 2011, pp. 31-50.

0 commenti

Lascia un commento