di Aurora Mastroleo

Con l’avanzata di questa pandemia anche io, come B. H. Lévy ha più volte pubblicamente confessato, ho avvertito una certa collera. Un profondo moto di ribellione contro lo scientismo imperante e la diffusione di fake news, contro il dilagare di presagi da fine del mondo associato a molteplici forme di strumentalizzazione dell’informazione, tutto questo alimentava in me una fervida protesta e mi faceva anelare e pure sognare la disobbedienza civile.

Avevo questo stato d’animo quando ho ricevuto l’invito a partecipare ad un cartello. Ricorrendo alla metafora proposta da Florencia Medici in Cartello n. 111F. Medici, Soli ma in buona compagnia, Cartello n. 11 – Luglio 2020 p. 6 che avvicina l’esperienza di cartello a quella del viaggio, oggi mi pare che la frustrazione per i progetti di viaggio annullati mi abbia indotto ad un’immediata adesione a partire per un altro tipo di viaggio, un viaggio a sorpresa. Un cartello lampo …un’esperienza per me completamente nuova. Un cartello lampo on line… un’esperienza per me a tratti aliena, data la mia tenace ritrosia nei confronti del digitale.

Il significante “isolamento”, di cui ciascuno pativa le diverse conseguenze ha funzionato da collante, infatti il gruppo si è aggregato proprio sulla contraddizione tra l’invito con cui Lacan istituisce la pratica del Cartel – l’“Unitevi” lacaniano – e l’ordine nazionale “State a distanza”, funzionando così da antidoto all’isolamento. Colla speciale che ha fatto sì che questo piccolo gruppo di lombardi al lavoro mi abbia saldamente accompagnato nei mesi più critici di quest’anno, quelli oramai comunemente ribattezzati Fase 1.

Siamo così partiti per un viaggio piuttosto impegnativo: abbiamo mantenuto un andamento sostenuto, concordando fin da principio appuntamenti a cadenza settimanale, generalmente di prima mattina, come si conviene al “passo da alpini”. E con determinazione anch’essa “alpina” abbiamo superato le difficoltà dovute ad un equipaggiamento non sempre idoneo, come microfoni mal funzionanti, connessioni irregolari e abbiamo affrontato con una certa abnegazione le intemperie delle nostre case, come i disguidi famigliari e domestici di ciascuno di noi, seguendo e interrogando insieme la nostra pratica e l’avanzata dell’epidemia che attraversava le nostre città. Pian piano si è poi aperto un sentiero tortuoso e nuovo che provo a ripercorrere cercando di descriverne la sua natura avvincente.

Ci siamo lasciati guidare dalla “road map” dei testi fondamentali di Lacan pubblicati sul sito del Cartello e poi abbiamo proseguito muniti di quello strano binocolo che sono le ricerche su Google, scoprendo e poi studiando testi classici e non. A volte ci siamo persino scambiati in chat qualche fotografia di volumi che durante la serrata erano irreperibili. Ci siamo così imbattuti in alcuni testi di Lacan per me ancora poco conosciuti come “La psichiatria inglese e la guerra”, nei testi di Laurent, di La Sagna, ma anche di Bion e Foulkes. Forse favoriti dal nostro appuntamento on line, siamo diventati assidui lettori di Rete Lacan e ci siamo avvicinati a Lacan Quotidien e alle pagine istituzionali delle altre scuole dell’AMP, confrontando l’isolamento italiano a quello degli altri Paesi. In questo cammino condiviso abbiamo solcato i confini nazionali, servendoci del respiro internazionale promosso dalla Scuola. Ci siamo lasciati provocare e riorientare dalle considerazioni proposte dagli altri membri del Cartel, aderendo e dissentendo, dibattendo e talvolta anche divagando. Soprattutto la gentile accoglienza delle diverse annotazioni che ciascuno si appuntava durante la settimana e delle differenze dei discorsi che ciascuno promuoveva ha prodotto vere e proprie sferzate di ritrovata vitalità. Insomma, con Daniela, Giuliana, Luca e Florencia mi sono proprio divertita…in un periodo in cui di divertimento ce n’era ben poco.

La lettura di un articolo di Laurent apparso su Lacan Quotidien n. 8922E. Laurent, Les biopolitiques de la pandémie et le corps, matière de l’angoisse, Lacan Quotidien n. 892 – 11 Juin 2020. mi ha portato recentemente a ripensare a questo viaggio, ormai concluso da mesi. Laurent scrive: “la biologia lacaniana propone un’omonimia tra l’iscrizione dell’Altro sul corpo e un’epidemia”. Per Lacan il significante che opera incessantemente l’iscrizione dell’Altro sul corpo è un’epidemia, e conclude con le parole pronunciate da Lacan nel 1975: “la psicoanalisi stessa è un epidemia”3Lacan J., «Conférences et entretiens dans les universités nord-américaines. Yale University, Kanzer Seminar, 24 novembre 1975 », Scilicet, n°6/7, 1975, p. 7-31..  

Al termine della conferenza alla Yale University dedicata all’intreccio tra linguaggio e formazioni dell’inconscio si accende un fervido dibattito attorno allo statuto scientifico della psicoanalisi. In questo contesto Lacan, rivolgendosi a Lucille Ritvo, storica della psicoanalisi, spiega che la psicoanalisi ha un piede nella storia e afferma che la storia è un’epidemia; infatti per Lacan l’impero romano, come pure il cristianesimo sono un’epidemia e conclude: “La psychanalyse aussi est une épidémie”. Dunque, storia e psicoanalisi operano sulle iscrizioni sul corpo in maniera epidemica? Può dunque il Cartel all’interno della pratica analitica essere un focolaio dell’epidemia della psicoanalisi?

Seguendo la traiettoria di questi interrogativi mi sono domandata se l’esperienza di questo Cartel abbia contagiato con nuove significazioni il significante Isolamento. Credo di sì, mi pare cioè che l’Altro – il sapere della Scuola – grazie al dispositivo del Cartel abbia contribuito a contagiarci, uno per uno, con la sovversione del soggetto, a fondamento dell’etica della psicoanalisi.

Grazie al contagio – saldamente sostenuto dall’analisi – quell’iniziale augurio di ribellione all’Isolamento Ordinato si è messo al lavoro e l’opposizione iniziale si è articolata in una forma nuova. La disobbedienza civile del sogno si è potuta declinare in disobbedienza “gentile” dell’atto. Così, la disobbedienza è più chiara nell’opporsi alla suggestione immaginaria galoppante che uniformizza, alienando il soggetto in un assetto difensivo, e la virata in disobbedienza gentile risveglia e porta a prendere parola, cioè ad esprimere ciò in cui si crede.

In questi giorni si affaccia una nuova stagione e con essa chissà, forse anche nuove ondate epidemiche e le conseguenti forme di isolamento, confinamento, quarantena potrebbero attenderci. Ci vorrebbe dunque un altro viaggio per questo autunno?

Note

1 F. Medici, Soli ma in buona compagnia, Cartello n. 11 – Luglio 2020 p. 6
2 E. Laurent, Les biopolitiques de la pandémie et le corps, matière de l’angoisse, Lacan Quotidien n. 892 – 11 Juin 2020.
3 Lacan J., «Conférences et entretiens dans les universités nord-américaines. Yale University, Kanzer Seminar, 24 novembre 1975 », Scilicet, n°6/7, 1975, p. 7-31.

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