Questo numero di Cartello è dedicato ad alcuni effetti del lavoro in cartello in tempi di pandemia: desiderio, gioia, vitalità, politica del “chi vive” della Scuola…. tanti effetti-affetti che ci aiutano nella situazione attuale, quando gli incontri reali sono di nuovo quasi impossibili, quando cioè la presenza del corpo, dell’altro e degli altri, è ancora limitata.

Aurora Mastroleo ci parla con entusiasmo e allegria della sua esperienza di un cartello-lampo all’insegna della vitalità e del desiderio: il cartello come un “viaggio a sorpresa”, come “antidoto all’isolamento” che la sposta dalla sua posizione iniziale e la conduce a quella che lei chiama la “disobbedienza «gentile» dell’atto”. In seguito, la sottoscritta riflette, sempre a partire da un’esperienza di cartello-lampo, sulla gioia che il lavoro in cartello, quando funziona, può produrre: gioia in risposta all’orrore di sapere, gioia come nuovo modo di fare-con il proprio non-volerne sapere del peggio. Da ultimo Françoise Labridy (ECF) ci dice che “Fare un cartello è bucare un sapere già costituito, è dividersi dalle proprie credenze precedenti, spostarle, significa conquistarsi un pochino rispetto al proprio non volerne sapere nulla”, questo perché non c’è produzione di sapere senza lo spazio del soggetto. Il cartello, infatti, fa circolare libido, qualcosa del vivente, in contrasto con la meccanizzazione, gli automatismi del mondo contemporaneo.

Vi invitiamo a creare cartelli e cartelli-lampo (della durata massima di 3 mesi), anche online, per lavorare sui temi che la Scuola e l’Associazione Mondiale di Psicoanalisi hanno scelto di mettere al lavoro per i prossimi anni: “Il reale del sesso” e “La donna non esiste”.

Cartello darà spazio ai vostri elaborati!

Buona lettura!

Adele Succetti

Delegata nazionale ai cartelli


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