Barbara Lupo

La mia prima esperienza di Cartel mi rese chiaro quanto la Scuola di Lacan si distinguesse dal significante scuola inteso come istruzione e suo plurale.

Lavorando in gruppo colsi l’assenza del gruppo e la funzione del Più-Uno quando l’iniziale domanda di mantenere il compromesso con il discorso del mio reale scientifico e di lavoro in una clinica psichiatrica (“un vero Padrone, infatti, comanda senza volerne sapere niente di più” 1“Un vero Padrone, infatti, comanda senza volerne sapere niente di più, per questo il sapere si trova nel posto del lavoro e non in quello dell’agente”.  J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione dell’11 giugno 2003. ) rimase priva di risposta collettiva e transferale2“Nell’analisi ogni risposta alla domanda, si voglia frustrante o gratificante, riporta il transfert alla suggestione”. J. Lacan, “La direzione della cura e i principî del suo potere”, in Scritti, vol. II, Einaudi, Torino, 2002, p. 631..

L’interrogazione rivolta alla clinica borromea attraverso i seminari di Lacan e un articolo del Più-Uno mi sorprese un giorno in cui, ferma al volante della mia auto appena parcheggiata, vidi nella mia mente il registro dell’immaginario slacciarsi e sciogliere il fragile nodo del caso a cui facevo riferimento. 

Il tempo del Cartello mi lasciò in quel “disorientamento metodico che è quello che … riconduce al … punto di S barrato, al … punto di non-sapere e anche di disponibilità, il che ci dà una chance di proseguire, non sulla strada già aperta, […] le stesse cose da un’altra prospettiva”3“C’e un disorientamento metodico che fa parte dell’orientamento lacaniano. Il disorientamento metodico è quello che vi riconduce al vostro punto di S barrato, al vostro punto di non-sapere e anche di disponibilità, il che ci dà una chance di proseguire, non sulla strada già aperta, […] le stesse cose da un’altra prospettiva”. J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione del 5 febbraio 2003.

Quell’effetto (sorpresa), quella elaborazione mossa dagli incontri con altri Uno e il Più-Uno4“Il cartello rinvia a una produzione singolare, è un lavoro che non è in molti (à plusieurs), il numero vi si conta con l’Uno, ognuno col proprio argomento, anche il Più-Uno, ognuno con la propria ricerca. Il numero serve per fare contrappunto, rinvio di palla, ping pong, ma non è né comunione né condivisione. Soltanto da questo spazio dell’Uno al lavoro della propria questione si possono reperire e si possono denunciare le deviazioni e i compromessi“. L. Dupont, “Uno più Uno più Uno più Uno e un Più-Uno”, pubblicato nella newsletter Cartello, n.4. , quel tempo che si chiudeva mantenendosi aperto, rivelò un lavoro e una esperienza che modificò la mia relazione con il sapere e con la Scuola.

Note   [ + ]

1. “Un vero Padrone, infatti, comanda senza volerne sapere niente di più, per questo il sapere si trova nel posto del lavoro e non in quello dell’agente”.  J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione dell’11 giugno 2003.
2. “Nell’analisi ogni risposta alla domanda, si voglia frustrante o gratificante, riporta il transfert alla suggestione”. J. Lacan, “La direzione della cura e i principî del suo potere”, in Scritti, vol. II, Einaudi, Torino, 2002, p. 631.
3. “C’e un disorientamento metodico che fa parte dell’orientamento lacaniano. Il disorientamento metodico è quello che vi riconduce al vostro punto di S barrato, al vostro punto di non-sapere e anche di disponibilità, il che ci dà una chance di proseguire, non sulla strada già aperta, […] le stesse cose da un’altra prospettiva”. J.-A. Miller, Uno sforzo di poesia, Corso dell’orientamento lacaniano, anno 2002-2003, inedito, lezione del 5 febbraio 2003
4. “Il cartello rinvia a una produzione singolare, è un lavoro che non è in molti (à plusieurs), il numero vi si conta con l’Uno, ognuno col proprio argomento, anche il Più-Uno, ognuno con la propria ricerca. Il numero serve per fare contrappunto, rinvio di palla, ping pong, ma non è né comunione né condivisione. Soltanto da questo spazio dell’Uno al lavoro della propria questione si possono reperire e si possono denunciare le deviazioni e i compromessi“. L. Dupont, “Uno più Uno più Uno più Uno e un Più-Uno”, pubblicato nella newsletter Cartello, n.4. 

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