Omar Battisti

Incordonatura, è un termine che traduce il francese epissure, usato da Lacan nella quarta lezione del Seminario XXIII. È quell’operazione che permette di prendere una corda e renderla un anello di corda, unendone gli estremi senza soluzione di continuità. Un lavoro di cartello, si può dire che finisce?

C’è una continuità di cui posso testimoniare, rispetto ai cartelli svolti, dove un punto di chiusura di un cartello diventava poi un’apertura per un lavoro di cartello successivo. Questo posso dirlo ora, a posteriori, senza che nel momento dei passaggi tra i cartelli fosse così chiara questa continuità.

Ci sono tre cartelli che si sono conclusi in temi diversi negli ultimi due anni, che hanno prodotto uno scritto rimasto nel mio computer. L’occasione di questo scritto sul cartello mi ha portato a cernere, di questi tre testi, alcuni stralci.

Uno da Gli estremi dell’insegnamento:

dopo aver terminato un cartello sul Seminario XXIII, ne inizio uno sul Seminario I. È lo stesso quaderno che continuo ad usare per un lavoro che ha delle continuità. Cartello che non aveva ancora portato alla stesura di uno scritto finale, anche se alcuni punti mi continuavano a balenare, in particolare due: la creazione del simbolo della negazione/rimozione come fondativo dell’inconscio e il simbolico come un particolare uso della parola che si fa nell’esperienza analitica. Punteggiando questo lavoro, vado all’ultimo capitolo del Seminario I, di cui riporto di seguito alcuni passaggi: “Il sistema simbolico non è come un vestito aderente alla cosa, esso non è senza effetto sulle cose e sulla vita umana” (p. 311). “[…] la funzione del transfert può essere compresa solamente sul piano simbolico” (p. 289). “[…] è l’uso che se ne fa della parola che rende tale il simbolico” (p. 309). È entusiasmante cogliere come, fin da questo Seminario, si possano trovare le stesse questioni che animano la ricerca di Lacan fino al suo ultimo insegnamento. Tra l’altro, quanto affermava e sosteneva qui in chiusura del Seminario I, non rimanda quasi senza soluzione di continuità a porre il registro simbolico come ridotto ad un buco?

Uno da Di una spietata umanità:

Una insopportabile rabbia mi colpisce ogni volta che nei quotidiani viene buttato in prima pagina il mostro di turno. Sempre una brava persona, normale, che in seguito ad un raptus realizza uno sterminio. Da qui si apre il sipario sulle ragioni di un tale gesto, con la tifoseria divisa tra colpevole e innocente. Una commedia con tutte le parti in regola: una schiera di esperti, testimoni, amici e parenti, un conduttore più o meno partecipe, e varie parti minori; tutte in scena nello spettacolo della giustizia. Quell’insopportabile mi hanno portato al lavoro di questo cartello: “Se la psicoanalisi irrealizza il crimine, non disumanizza il criminale”1[1]J. Lacan, Funzione della psicoanalisi in criminologia, in Scritti, vol. I, Einaudi, Torino1974, p. 123.. A cui Miller aggiunge: “Niente è più umano del crimine”2[2] J.-A. Miller, Niente è più umano del crimine, in La psicoanalisi, n. 51, Astrolabio, Roma gennaio-giugno 2012, p. 21., testo in cui arriva a dire che “si sogna contro la Legge”3[3] Ibidem., p. 23.. Al di là del crimine, c’è un’altra dimensione dove il “sentirsi oggetto dell’Altro rinvia ciascuno alla dimensione di sottomissione propria ai fantasmi di cui Freud ha mostrato l’incidenza nella vita psichica”4[4] H. Bonnaud, Harcèlement sexuel au travail, levée du voile, in Lacan quotidien n. 745, disponibile al sito: https://www.lacanquotidien.fr/blog/wp-content/uploads/2017/10/LQ-745.pdf, p. 2 [trad. nostra]. I menzionati fatti di cronaca portano spesso alla ribalta che “c’è una frontiera, un limite invalicabile tra fantasma e realtà. Quando la realtà forza questa barriera, c’è allora intrusione di un reale traumatico”5[5] Ibidem, p. 3.. Di questo reale se ne può fare un motore vitale che sconquassa la solita messa in scena dei propri fantasmi a condizione di parlare in carne e ossa a qualcuno che è in una posizione di spietata umanità dove la presenza dei due corpi porta alla ribalta “il legame del sessuale e del potere”6[6] Ibidem, p. 2. dove è in gioco il teatro segreto della pulsione in cui “ciascuno di noi, per quanto sia sconvolto dalla compassione, è anche sollecitato nella sua parte irriducibile d’inumanità, senza la quale non c’è umanità che tenga”7[7] J.-A. Miller, Le theatre secret de la pulsion, disponibile sul sito: http://jonathanleroy.be/wp-content/uploads/2015/09/Jam-Le-th%C3%A9%C3%A2tre-secret-de-la-pulsion-Lepoint.pdf.

Uno da Λιμιναρή: la psicoanalisi tra esperienza ed evento. Note a piè di pagine:

La conclusione del cartello L’atto psicoanalitico non è senza legame ad una serie di eventi per me singolari: una precipitazione dell’analisi che mi ha portato a fare i conti in modo inatteso e stravolgente con una fretta tanto sempre presente quanto inedita,  che ha scardinato il quadro stesso dell’analisi per arrivare ad una sua inedita riconfigurazione; lo stravolgimento della pandemia proprio dopo aver incontrato l’analista per segnare questa configurazione e da lì partire con quella fretta. Un’emergenza soggettiva qui si produce in sincronia con un’emergenza planetaria, che prescrive una restrizione tale da non permettere di incontrare l’analista. L’incontro virtuale, che sta diventando un mezzo diffuso e praticato per richiamare la psicoanalisi a tempi futuri di nuovi incontri dal vivo8[8] Gil Caroz, Rappeler la psychanalyse, su https://www.hebdo-blog.fr/rappeler-la-psychanalyse/, trad. it., Ricordare la psicoanalisi, disponibile sul sito: https://www.slp-cf.it/rete-lacan-n9-18-aprile-2020/#art_4, risulta impraticabile in questo frangente: non posso ridurre la presenza del corpo dell’analista ad una voce o uno sguardo, il tempo dell’apparola9[9] Cfr. Conversaciones sobra psicoánalis y la época: Luis Salamone con Miquel Bassols, su https://t.co/o27RogIjpm?amp=1, e JAM, Il monologo dell’apparola, in La psicoanalisi, n. 20, Astrolabio, Roma luglio-dicembre 1996, pp. 20-39, in particolare: p. 22 “Quando facciamo riferimento alla storia, supponiamo che si operi un taglio sincronico […]”;  p. 25 “Il cuore della funzione della parola è dato da ciò che oggi definisco la volontà di dire. […]. La parola, quando si parte da queste premesse, è sempre una questione di domanda e di risposta […]. Possiamo tranquillamente dire la risposta è una domanda, una domanda sul desiderio.”; p. 31 “e più il blabla è vuoto, più manifesta la sua direzione verso l’Altro, e il calcolo fatto su di lui. Meno informazione la parola contiene, più è fàtica.  L’apparola invece non ha proprio niente di fàtico, ed è per questo che prima la definivo, un po’ rapidamente, addirittura autistica. L’apparola è ciò che la parola diventa quando è dominata dalla pulsione, e quando non assicura più comunicazione ma godimento”; p. 37 “In questa idea dell’interpretazione analitica che fa limite, mi piace il fatto che essa ponga l’interpretazione piuttosto come arresto che come rilancio, esattamente il contrario di quel che può essere una pratica interpretativa.”; p. 38 “In questa riuscita fatale della pulsione – anche nella sventura, qualcosa funzione, il soggetto è felice – l’interpretazione analitica sottolinea l’insuccesso che è presente nella riuscita dell’apparola. Questo insuccesso – Lacan lo indica in Ancora – consiste nel fatto che tutta questa felicità non permette di assicurare il reale del rapporto sessuale.”; p. 39 “Dunque, per ritrovare questo vuol godere, occorre passare per il non vuol dire niente. necessita di stare solo in presenza dell’Altro come corpo, per liminare10[10] Riporto alcune definizioni di questo e altri lemmi connessi: agg. (pl. -ri) lett. Della soglia, del limitare || Strato liminare di un corpo, lo strato superficiale, esterno || Valore liminare, valore minimo che uno stimolo deve avere per causare una reazione. su https://dizionari.repubblica.it/Italiano/L/liminare.html; limine [lì-mi-ne] s.f. (pl. -ni) 1 lett. Soglia, limitare; 2 ECCL Visita ai limini, visita che ogni cinque anni i vescovi devono fare alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e al pontefice per obbligo canonico; 3 MAR Entrata del porto; su https://dizionari.repubblica.it/Italiano/L/limine.html; JAM, nel numero 28 di Ornicar? esordisce sotto l’egida di questo titolo: Liminaire; per rendere ragione del rinnovamento della rivista arrivata superata la soglia del 10° anno di pubblicazione. Propongo qui l’uso di questo termine come verbo, per indicare l’operazione con cui un reale annoda corpo e parola; cfr. nota a piè di pagina, Sem. XVI, pagina 77, relativamente al soggetto dei verbi impersonali francesi: Il. il godimento del corpo sottratto a quello della parola.


Note

Note
1 [1]J. Lacan, Funzione della psicoanalisi in criminologia, in Scritti, vol. I, Einaudi, Torino1974, p. 123.
2 [2] J.-A. Miller, Niente è più umano del crimine, in La psicoanalisi, n. 51, Astrolabio, Roma gennaio-giugno 2012, p. 21.
3 [3] Ibidem., p. 23.
4 [4] H. Bonnaud, Harcèlement sexuel au travail, levée du voile, in Lacan quotidien n. 745, disponibile al sito: https://www.lacanquotidien.fr/blog/wp-content/uploads/2017/10/LQ-745.pdf, p. 2 [trad. nostra]
5 [5] Ibidem, p. 3.
6 [6] Ibidem, p. 2.
7 [7] J.-A. Miller, Le theatre secret de la pulsion, disponibile sul sito: http://jonathanleroy.be/wp-content/uploads/2015/09/Jam-Le-th%C3%A9%C3%A2tre-secret-de-la-pulsion-Lepoint.pdf.
8 [8] Gil Caroz, Rappeler la psychanalyse, su https://www.hebdo-blog.fr/rappeler-la-psychanalyse/, trad. it., Ricordare la psicoanalisi, disponibile sul sito: https://www.slp-cf.it/rete-lacan-n9-18-aprile-2020/#art_4
9 [9] Cfr. Conversaciones sobra psicoánalis y la época: Luis Salamone con Miquel Bassols, su https://t.co/o27RogIjpm?amp=1, e JAM, Il monologo dell’apparola, in La psicoanalisi, n. 20, Astrolabio, Roma luglio-dicembre 1996, pp. 20-39, in particolare: p. 22 “Quando facciamo riferimento alla storia, supponiamo che si operi un taglio sincronico […]”;  p. 25 “Il cuore della funzione della parola è dato da ciò che oggi definisco la volontà di dire. […]. La parola, quando si parte da queste premesse, è sempre una questione di domanda e di risposta […]. Possiamo tranquillamente dire la risposta è una domanda, una domanda sul desiderio.”; p. 31 “e più il blabla è vuoto, più manifesta la sua direzione verso l’Altro, e il calcolo fatto su di lui. Meno informazione la parola contiene, più è fàtica.  L’apparola invece non ha proprio niente di fàtico, ed è per questo che prima la definivo, un po’ rapidamente, addirittura autistica. L’apparola è ciò che la parola diventa quando è dominata dalla pulsione, e quando non assicura più comunicazione ma godimento”; p. 37 “In questa idea dell’interpretazione analitica che fa limite, mi piace il fatto che essa ponga l’interpretazione piuttosto come arresto che come rilancio, esattamente il contrario di quel che può essere una pratica interpretativa.”; p. 38 “In questa riuscita fatale della pulsione – anche nella sventura, qualcosa funzione, il soggetto è felice – l’interpretazione analitica sottolinea l’insuccesso che è presente nella riuscita dell’apparola. Questo insuccesso – Lacan lo indica in Ancora – consiste nel fatto che tutta questa felicità non permette di assicurare il reale del rapporto sessuale.”; p. 39 “Dunque, per ritrovare questo vuol godere, occorre passare per il non vuol dire niente.
10 [10] Riporto alcune definizioni di questo e altri lemmi connessi: agg. (pl. -ri) lett. Della soglia, del limitare || Strato liminare di un corpo, lo strato superficiale, esterno || Valore liminare, valore minimo che uno stimolo deve avere per causare una reazione. su https://dizionari.repubblica.it/Italiano/L/liminare.html; limine [lì-mi-ne] s.f. (pl. -ni) 1 lett. Soglia, limitare; 2 ECCL Visita ai limini, visita che ogni cinque anni i vescovi devono fare alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e al pontefice per obbligo canonico; 3 MAR Entrata del porto; su https://dizionari.repubblica.it/Italiano/L/limine.html; JAM, nel numero 28 di Ornicar? esordisce sotto l’egida di questo titolo: Liminaire; per rendere ragione del rinnovamento della rivista arrivata superata la soglia del 10° anno di pubblicazione. Propongo qui l’uso di questo termine come verbo, per indicare l’operazione con cui un reale annoda corpo e parola; cfr. nota a piè di pagina, Sem. XVI, pagina 77, relativamente al soggetto dei verbi impersonali francesi: Il.

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