Adele Succetti

Quest’anno il lavoro nei cartelli ha assunto dentro la Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, mi pare, il posto che più gli compete, secondo quelle che sono state le indicazioni di Lacan nel suo Atto di fondazione: è stato cioè un lavoro di Scuola – ha creato legame tra membri e non membri, e lavoro di elaborazione sui testi – e per la Scuola – è servito sempre più spesso alla preparazione di eventi di Scuola aperti al pubblico (alcune serate organizzate localmente, la I Giornata nazionale dei cartelli, il Convegno nazionale della SLP e l’incontro Pipol che si terrà a breve) che, a posteriori, vengono a costituire quella che è già e che sarà la storia della SLP. 

Anche a livello dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi il lavoro in cartello è servito (e serve) sempre più per portare avanti lavori di elaborazione: per la redazione di Scilicet, testo preparatorio al Congresso dell’AMP, per i Comitati d’azione della Scuola Una, per il lavoro teorico e clinico su questioni di attualità rispetto alle quali la Scuola Una ha da prendere posizione nel mondo facendo intendere le proprie ragioni (es. il CERA, Centro Studi e Ricerca sull’autismo) e, da ultimo, per il lavoro di lettura, decifrazione e traduzione degli Archivi Lacan, lavoro immenso che Jacques-Alain Miller ha deciso di condividere con quanti (riuniti in cartello) avessero il desiderio di farlo. Una macchina da guerra? Forse sì, sempre di più… Sicuramente un’esperienza di Scuola, in cui il molteplice, le diverse singolarità, una per una, sono state orientate vero l’uno della Scuola, e quindi dal desiderio di farla esistere sempre più nel mondo attraverso i suoi “lavori”, per reintrodurre, come dice Lacan, “nel campo aperto da Freud […] il vomere tagliente della sua verità”.   

Il lavoro nei cartelli, nello specifico, è caratterizzato dal fatto che il sapere esposto, per iscritto o oralmente, frutto di un’elaborazione dentro un piccolo gruppo di lavoro, sia più vicino al sapere così come lo si elabora in analisi, un sapere non-tutto, che talvolta sorprende e che, soprattutto, apre… a nuove elaborazioni e a coloro che Jacques-Alain Miller di recente ha chiamato i “giovani”, vale a dire alle persone che si stanno avvicinando ai testi di Lacan, attraverso e orientati dal Campo freudiano. I cartelli, per i motivi che tutti noi conosciamo, quest’anno hanno utilizzato sempre spesso il virtuale. Non siamo ancora in grado di valutare gli effetti del virtuale nei lavori in cartello e nel transfert di lavoro, ma quello che possiamo già dire (a partire dalle dichiarazioni di cartelli ricevute) è che, in Italia, il virtuale ha prodotto una sorta di delocalizzazione dei transfert di lavoro: non più solo cartelli locali, ma cartelli composti da colleghi di varie regioni, interessati a un particolare tema di lavoro, spesso dei giovani e anche dei cartelli costituiti con colleghi di altre nazioni. Si tratta, secondo l’indicazione data da Lacan nel suo testo il Signor A, del 1980, di “un piccolo vortice”, vitale, e al lavoro.   

Scegliere di entrare nel dispositivo del cartello, decidere di costituire un cartello, così come accade per gli altri dispositivi e/o funzioni della Scuola, richiede – per chi lo vuole – due caratteristiche che in parte saranno discusse oggi: da un lato la docilità, così come ne ha parlato Miller nel suo testo “Docile al trans”, vale a dire la disponibilità, l’apertura al nuovo che l’epoca ci assegna – che è nuovo proprio perché non ci assomiglia – e dall’altro la partecipazione ai lavori della Scuola, il fatto di metterci la propria parte… nella Scuola. Una Scuola, quella di Lacan, in cui non si entra a partire dal proprio essere, tantomeno dal proprio avere, ma con il proprio lavoro, traccia del proprio rapporto singolare con la causa analitica. 

Essere docili alla logica del cartello (che ha una durata di tempo limitato, nessun maestro-padrone ma bensì qualcuno che provoca e che decompleta, che prevede un lavoro di lettura e di decifrazione, il dialogo-conversazione con gli altri) partendo dal proprio non volerne sapere, dalla propria castrazione, lascia emergere un desiderio relativo al tema di lavoro che si può leggere solo a posteriori. Si parte con un’idea di lavoro, un concetto da sviluppare o da chiarire e, nel tempo, grazie agli scambi con gli altri e alla propria presa di parola, ci si accorge che la propria ricerca ha preso un’altra forma, che ha incluso i propri inciampi, i malintesi che si sono prodotti … in altri termini che la propria scelta e, soprattutto, le proprie difficoltà hanno a che vedere con l’enigma del proprio desiderio.

Il lavoro in cartello, ovviamente, prevede la partecipazione dei cartellizzanti al lavoro ma anche la partecipazione (affettiva, per così dire) al dispositivo creato da Lacan, per la produzione del sapere in psicoanalisi. Nel cartello, infatti, vengono messi in questione i significanti-padroni, i preconcetti, quello che è immaginario si smuove un po’, e il sapere mostra tutti i suoi buchi… Il lavoro in cartello, quindi, scommette sul fatto che l’incontro e lo scambio con l’altro – che nulla ha a che vedere con il proprio Altro… che ci ingombra sempre troppo con i suoi fenomeni immaginari – possa produrre del nuovo, che la partecipazione cioè possa permettere a chiunque si lascia coinvolgere di strappare un pezzo di sapere “reale”… nella sorpresa della propria parola in atto e sullo sfondo del “non esiste Altro dell’Altro”.  

Come ha detto di recente J.-A. Miller, a conclusione della Giornata Uforca sulla “psicoanalisi indispensabile in istituzione”, a differenza di altre associazioni psicoanalitiche che spesso non fanno altro che difendere il proprio status quo e il proprio piccolo sapere/potere, nel Campo freudiano, indipendentemente dall’età e dalla formazione di chi vi si impegna, siamo “dupes de la cause”, noi crediamo (docilmente) nella causa, nell’oggetto che ci causa e nel compito etico che ne deriva… ed è proprio per questo che, come sottolinea Miller, qualcosa di nuovo si produce… che la psicoanalisi lacaniana cioè continua ad essere all’altezza della propria epoca. Gli altri, invece, i non-dupes, come diceva Lacan, errent…  

Per terminare, voglio ringraziare tutti i Responsabili ai Cartelli delle Segreterie e Antenne locali che hanno lavorato con me nei due anni del loro mandato: Ermanna Mazzoni, per Ancona – Sara Bordò, per Bologna – Valentina Lucia La Rosa, per Catania – Adriana Fabiani, per Milano – Alfonso Leo, per Napoli – Silvia Cimarelli, per Padova – Barbara Lupo, per Palermo – Laura Ceccherelli, per Pisa – Isabel Capelli, per Rimini – Carla Antonucci, per Roma – Monica Buemi, per Torino – Laura Martini, per Udine – Sylwia Dzienizs, per Venezia – e dare il benvenuto ai nuovi Responsabili, invitandoli ad essere docili nel modo giusto e a partecipare, ognuno con il proprio stile, con la propria specificità. Il lavoro non manca… anzi, è tutto da inventare.

26 giugno 2021


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