Jean-Daniel Matet

Il rischio è grande, quando si vuole parlare dei cartelli, di dare l’impressione che si giri una specie di manovella istituzionale, qualcosa che parteciperebbe della routine della Scuola. Attraverso gli interventi di questa mattina, mostrate a che punto essi sono al cuore del dispositivo istituzionale che Lacan ha chiamato Scuola, di cui non ha mai smesso di precisare l’importanza e di fornire la logica. È un dispositivo istituzionale inedito che punta a installare il lavoro che la psicoanalisi suppone, come analizzante, come analista al cuore di un dispositivo minacciato, per struttura, dal collettivo, per gli effetti immaginari di gruppo descritti da Freud nella Massenpsychologie . Ciò non ha a che fare con la cattiva volontà di coloro che si riconoscono nella Scuola, ma al rifugio che un’identificazione gruppale offre rispetto alle esigenze del discorso analitico, che implica una solitudine del soggetto nel suo rapporto con l’inconscio e con la sua causa. Tutti coloro che lavorano nelle istituzioni lo constatano: di fronte a un problema che suscita l’angoscia dell’uno o dell’altro, la reazione è di voler imporre una risposta collettiva che va a celare la posta in gioco di ciò che l’angoscia ha palesato. Lacan lo sapeva, probabilmente per aver subito gli effetti delle manovre istituzionali attraverso la scissione del 1953, e la scomunica dall’IPA dieci anni dopo, ma anche per l’interesse ch’egli aveva mostrato per la dinamica dei gruppi, sulla scia della lettura di Freud, in un testo come La psichiatria inglese e la guerra. Non è tanto il modello dell’esercito che suppone un capo che sarebbe all’orizzonte delle associazioni analitiche, quanto piuttosto la religione nel senso in cui la psicoanalisi, attraverso la messa in esergo del ruolo del padre nell’opera freudiana, malgrado gli sforzi di Freud per ancorare la sua scoperta dal lato della scienza, dell’archeologia per esempio, come egli stesso indica: “ho letto più libri d’archeologia che libri di psicologia”  scrive Freud, la psicoanalisi non può ignorare il suo debito verso la religione monoteista, come ricordano le ultime opere di Freud. È per evitare agli psicoanalisti orientati dal suo insegnamento, lo scoglio della società internazionale creata da Freud, di conformarsi al modello di una chiesa in cui sparirebbe l’esigenza della causa analitica, che Lacan cerca un modo di mettere in comune il lavoro di ciascuno che preservi dagli effetti di gruppo . Messa in comune che permette di trasmettere l’elaborazione di ciascuno nella singolarità del suo percorso, che prende avvio da ciò che il transfert implica come messa al lavoro e produzione di sapere, da un transfert verso l’analista a un transfert di lavoro che darebbe qualche possibilità alla psicoanalisi di rinnovare i suoi effetti, per coloro che s’indirizzano a essa, per la società in cui essa mantiene un’esigenza rispetto all’egemonia degli effetti della scienza.

Siamo stati interpellati dall’effetto cartello allorquando la tentazione di costituire dei gruppi di ricerca che trattassero i grandi temi del disagio della civiltà fu grande, la loro incidenza sulla clinica, per elaborare delle risposte che adottassero forme universitarie delle quali si supponeva che sarebbero state meglio recepite nel mondo editoriale contemporaneo. Tentativo di rispondere alle esigenze della concorrenza dei discorsi, battendosi sul terreno dell’altro, utilizzandone le sue armi. Le lezioni della storia della psicoanalisi ci mostrano che la sua influenza è dipesa solo dalle sorprese che introduceva nel discorso del padrone, qualunque fosse l’incomprensione che le veniva rimproverata.

Per queste ragioni, i cartelli hanno un ruolo esemplare, essenziale, nella storia della Scuola. Tre tempi marcano la loro elaborazione nell’insegnamento di Lacan:

  1. L’Atto di fondazione della Scuola freudiana di Parigi nel 1964 e la sua nota aggiunta .
  2. La Giornata dei cartelli dell’EFP nel 1975  con un’insistenza particolare di Lacan sulla funzione logica dei cartelli e della loro costituzione.
  3. Il testo D’Écolage dell’11 marzo 1980  in cui Lacan dà una definizione precisa del cartello, punto focale, di una costruzione ben fondata e di cui l’ECF ha ripreso lo spirito e la forma per il funzionamento dei suoi cartelli che ha messo al cuore del suo funzionamento a partire dalla sua creazione.

L’evoluzione dei temi di lavoro dei cartelli

Sparpagliamento dei significanti, pullulare e cancellazione dell’esigenza del matema presente nei temi di partenza, come poteva leggersi nel secondo catalogo costituito per l’EFP da Éric Laurent e Jacques-Alain Miller. I cartelli erano già stati recensiti nel 1965, alla creazione dell’EFP. Erano ventisette.

Sono cinquanta nel 1980 e ripartiti in cinque rubriche. Nel 1983, ci sono centoquarantaquattro cartelli dichiarati. Nel 1984, ce ne sono centosessantuno. Nel 2007, duecentodieci cartelli sono repertoriati sul sito e le rubriche sono sette: Clinica (teoria e pratica), Connessioni, Sullo psicoanalista, La politica della psicoanalisi e il concetto di Scuola, La psicoanalisi e le istituzioni, Lettura e studio dei concetti fondamentali.

La determinazione delle rubriche ha obbedito a due imperativi: rendere conto quanto più possibile della realtà del lavoro dei cartelli attraverso i loro oggetti di studio, testimoniando così l’accento messo dai membri su alcune questioni. L’infatuazione per le psicosi nel 1983 ne è un’indicazione. L’altro imperativo rifletteva la volontà di una ripresa delle esigenze di Lacan di tentare di logificare il lavoro dei cartelli, sul modello del 1975. Occorre pur dire che le quattro rubriche, come i quattro membri del cartello avevano una certa importanza tanto più che rispetto al suo catalogo, la Scuola appariva pertanto come l’istanza più-uno di tale insieme.

Spero dunque di rendervi sensibili a che punto la vita dei cartelli è la vita della Scuola, anche se l’organizzazione sistematica del lavoro dei suoi membri e la permutazione prevista nel 1964 non è perdurata. Siamo convinti che i cartelli della passe, che fanno un po’ eccezione alla formazione abituale dei cartelli per il fatto che i membri non si scelgono, sono il miglior dispositivo per il compito a cui devono adempiere e per il posto che hanno nel funzionamento della Scuola, di designare gli AE (Analista della Scuola), essi testimoniano di figurare nel catalogo dei cartelli, che sono un cartello fra gli altri. Sappiamo anche a che punto, il cartello, come è stato per molti fra noi, è la porta d’entrata al lavoro della psicoanalisi d’orientamento lacaniano. Anche per questo, sono preziosi e portiamo su di loro un’attenzione rinnovata.

[Intervento conclusivo alla seconda parte della giornata promossa dalla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi sul tema Esperienze di cartello e legame con la Scuola, Bologna 28 novembre 2015, pubblicato in Appunti, n. 133].

Traduzione: Stefano Avedano
Revisione: Francesco Paolo Alexandre Madonia


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